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Press

Silenzi e vuoti che si vanno via via colmando fino a creare architetture sonore tanto instabili quanto evocative. Questo, in soldoni, il passo numero due per questo collettivo italiano figlio di quella lunga tradizione che parte da La Monte Young e arriva sino alla Eliane Radigue così come delle istanze messe in atto da un altro collettivo sempre al crinale tra elettroacustica e contemporanea, com’è quello diretto da Reinhold Friedl, ovvero lo Zeitkratzer. Qui la faccenda è più rarefatta, quasi pulviscolare, prossima alla stasi tipica della mancanza di ossigenazione; molto probabilmente ciò deriva dal cuore tematico dell’album, incentrato, come si evince dai titoli delle tre lunghe tracce, LhotseAnnapurna e Langtang, su un viaggio immaginario rievocato a furia di soundscapes tra terre e montagne tra le più alte del mondo ed elaborato sulla base dell’esplorazione “elettroacustica di unisoni e bordoni”. […] Un lavoro eccellente sia teoricamente che nella messa in scena, che sin dal titolo – il riferimento non è all’alimento, quanto alla Trilogia di Scelsi – si pone sul versante più coraggioso e internazionale della musica di ricerca.

(Blutwurst – Yoğurt, Stefano Pifferi, Sentireascoltare.com, 20 gennaio 2017)

 

Blutwurst - RUMORE 012017 R

L’ensemble fiorentino Blutwurst, attivo da cinque anni, ha radici salde nella musica di ricerca del ‘900. I suoi otto elementi hanno esplorato il terreno incerto della musica elettroacustica e dell’EAI, tenendo a mente Cage, Cardew, Wolff e Lucier. Yogurt è un rigoroso e spietato esercizio sul suono nudo e le sue frequenze, e sulla sua interazione con gli strumenti della tradizione cameristica.

(Andrea Prevignano, Rumore, gennaio 2017)

 

 

Blutwurst - BLOW UP 012017 R

Titolo curioso per un disco invece austero e più complesso di quel che lascia intravedere. I titoli die tre brani sono altrettanti nomi di vette himalayane: Lhotse che occupa l’intera prima facciata, Annapurna e Langtang a dividersi il lato B. Poi scopriamo che Yogurt è un progetto elettroacustico che ha a che fare con l’esplorazione dell’unisono e dei relativi drones. Per far questo il collettivo toscano Blutwurst non si serve soltanto di synth analogici, onde seno, nastri, ma anche delle proprietà armoniche e risonanti di fiati e archi: viola, tromba, contrabbasso, cello, clarinetto basso e poi accordeon, harmonium, singing bowls e gong. Un campionario esaustivo di una strumentazione che contempla le proprietà armoniche del tonalismo “just intoned” tanto caro a La Monte Young ed Eliane Radigue, ma il gruppo cita anche Giacinto Scelsi e Alvin Lucier. Seguendo le tracce dell’unisono, questa brillante formazione (Cristina Abati, Marco Baldini, Maurizio Costantini, Daniela Fantechi, Luca Giorgi, Michele Lanzini, Edoardo Ricci e Luisa Santacesaria) ci conduce non dentro l’ennesimo esercizio di stile, ma dentro ben più accidentati sentieri di consapevolezza. (7/8)

(Gino Dal Soler, Blow Up, gennaio 2017)

 

Il secondo progetto dei musicisti toscani ‘Yoğurt’ è uscito lo scorso novembre per l’etichetta inglese Negative Days.
Blutwurst è un collettivo di musicisti fondato a Firenze nel 2011. Il loro ambito è la musica sperimentale e Yoğurt è il loro secondo lavoro discografico composto da tre tracce: Lhotse, Annapurna e Lagtang i nomi di tre montagne. L’intero disco è stato concepito come un soundscape di un viaggio immaginifico da vivere comodamente sdraiati. Il loro itinerario di ricerca prende il via nel 2013 con l’esplorazione elettroacustica di suoni tenuti, unisoni e bordoni. Yoğurt  è stato registrato durante la residenza dell’ensemble presso Tempo Reale, centro di ricerca musicale fondato a Firenze da Luciano Berio ed  è uscito lo scorso novembre per l’etichetta inglese Negative Days.

(Blutwurst: il collettivo toscano alla scoperta di nuovi universi musicali. Intervista di Costanza Baldini per Intoscana.it, 2 gennaio 2017)

 

Prendendo ispirazione dalla sperimentazione musicale di La Monte Young, Alvin Lucier, Giacinto Scelsi e Eliane Radigue, il collettivo italiano Blutwurstsposa strumentazione acustica ed elettronica per dare origine ad una mesmerica e personale versione di drone music di cui questo secondo album intitolato “Yoğurt” – pubblicato da Negative Days- è l’affascinante prodotto. Il disco prende il nome dal progetto dedicato all’esplorazione elettroacustica che l’ensemble ha intrapreso nel 2013 ed è stato registrato durante la residenza dell’ensemble presso Tempo Reale, centro di ricerca musicale fondato a Firenze da Luciano Berio nel 1987. Composto da due lunghe tracce di ampio respiro –Lhotse e Annapurna– che nel loro lento divenire si arricchiscono in maniera quasi impercettibile di nuovi dettagli ed accenti, il disco si chiude con Langtang, breve immersione in una materia sonora rumoristica, sintetica e lo-fi che fà da intrigante contraltare all’organicità delle registrazioni live che lo precedono.

(Dance Like Shaquille O’Neal, novembre 2016)

 

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Vede la luce grazie alla label inglese Negative Days, la residenza artistica dell’ensemble fiorentino Blutwurst presso la Fondazione Tempo Reale, nel capoluogo toscano. Devoti studiosi di La Monte Young, Alvin Lucier, Giacinto Scelsi e Eliane Radigue, i Blutwurst sono tutti quanti abili improvvisatori e sperimentatori. Tre lunghe tracce in presa diretta, basate su progressive intonazioni che danno luogo a quella che viene chiamata drone music. Fra tutte si erge, monumentale e disperata, Langtang, dove i suoni del nastro magnetico sembrano inghiottire tutti i bit del digitale fino alla trasformazione in ectoplasmi sonori.

(Di nastri e intonazione, Simone Bardazzi, Rockerilla, novembre 2016)